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DOBRO

La Storia

Il Dobro nasce negli Stati Uniti negli anni '20, ad opera dei fratelli Dopyera (da cui Dopyera Brothers, Do-Bro), quattro emigranti cecoslovacchi trasferitisi in California.
In quel periodo era molto sentita l'esigenza di avere un suono di chitarra dal volume veramente forte, tale da competere  con i fiati e le percussioni tipiche del nascente periodo jazz. L'idea dei Dopyera brothers fu diabolicamente geniale: inserire un risonatore all'interno della chitarra, un cono in metallo dalla foggia molto simile ad un altoparlante. L'estetica di questi strumenti pagò il prezzo del periodo storico, e i coni risonatori  vennero ricoperti con piastre cromate esteticamente molto "cariche", in piena art-deco: basti pensare alle "hubcap" o "pie plate" che si trovano anche sui dobro attuali...


L'avvento della musica hawaiiana, molto in voga negli anni trenta, portò all'attenzione delle masse la peculiare tecnica chitarristica hawaiiana, caratterizzata dal fatto di usare, con la mano sinistra, un pesante slide in metallo, tenendo la chitarra stesa sulle ginocchia, con il top rivolto verso l'alto.
Ecco di nuovo i fratelli Dopyera a "cogliere l'attimo", realizzando, parallelamente alla loro ormai famosa chitarra, anche una chitarra hawaiiana con risonatore. Non era concepita per un uso chitarristico convenzionale: aveva manico a sezione rettangolare (il cosiddetto "squareneck") e un'action delle corde molto alta, in modo da consentire volume e pulizia di suono maggiori, dato l'uso con lo slide.
 

 

Negli anni '30 e '40 queste chitarre trovarono larga applicazione nelle band hillbilly e country-western. Successivamente, verso la metà degli anni '50, un tale di nome Buck Graves, soprannominato "Uncle Josh", amico e dipendente del leggendario innovatore del banjo Earl Scruggs, unì questo approccio hillbilly-hawaiian con i licks country blues e con i tipici "banjo rolls", gettando le basi per l'attuale chitarra resofonica bluegrass.

Più recentemente lo stile di Buck Graves è stato rifinito e sviluppato da musicisti del calibro di Mike Auldridge e Jerry Douglas, le due vere pietre miliari per il "bluegrass Dobro".


Se "Dobro" è ormai diventato il nome distintivo della chitarra resofonica, prescindendo praticamente sempre dall'effettivo marchio dello strumento, c'è da dire che sono numerosi ormai i produttori che commercialmente non hanno niente a che vedere con la Dobro company ma che sfornano ottime chitarre resofoniche.

Solo a titolo di cronaca, la Dobro Company, poi trasformata in O.M.I. (Original Music Instrument company) è stata rilevata dalla Gibson, attuale proprietaria di tutti i diritti sul nome Dobro

Lo Strumento
 

Come visto poco fa trattandone sommariamente la storia, i dobro si dividono anzitutto in due grandi categorie: i "roundneck", caratterizzati da un normale manico da chitarra, e gli "squareneck", che hanno un manico a sezione rettangolare, impossibile da suonare con tecniche chitarristiche convenzionali e fatto proprio per ottimizzare la suonabilità e la resa sonora nell'uso dello slide.

 

 

 

 

 

Roundneck

Squareneck

La paletta, per entrambe le versioni dello strumento è di forma convenzionale, con tre meccaniche per lato. E' per lo più di forma rettangolare e può essere "piena", con le chiavette delle meccaniche rivolte verso l'esterno, oppure "slotted", ovvero con le due scanalature centrali, come sulle chitarre classiche e sulle vecchie acustiche tipo "triplo zero", con meccaniche a perno passante e chiavette rivolte all'indietro.
Sui modelli squareneck non è infrequente trovare una paletta slotted con le chiavette delle meccaniche rivolte verso l'alto. Data la particolare posizione in cui gli "square" vengono suonati, questa disposizione delle meccaniche ne rende l'uso molto più pratico e immediato.

 

Oltre a questa prima classificazione in base al manico, possiamo esaminare i dobro dal punto di vista del risonatore.
Troviamo strumenti dotati di un unico grande cono, le cui dimensioni sono generalmente intorno ai 9-10 pollici di diametro, oppure di tre coni di dimensioni inferiori: i cosiddetti "Tricone".


coni

Il cono è alloggiato all'interno del corpo della chitarra tramite una grande apertura rotonda situata sul top, ed e' ancorato mediante viti ad una struttura a forma cilindrica che raccorda il top e il fondo della chitarra. L'ho definita cilindrica ma più propriamente, dato che spesso ha dei fori laterali di dimensioni generose potremmo dire che assomiglia davvero tanto a un tamburello; il suo nome,"soundwell", sembra volerne suggere l'importanza per la proiezione sonora dello strumento. A seconda dei modelli, come vedremo a breve, il cono è orientato in alto o in basso. Questa scelta costruttiva influenza non poco la sonorità finale.


soundwell


biscuit bridge

Il tipo di ponte costituisce un altro grande e fondamentale spartiacque tra i dobro: dipendentemente dal ponte, i dobro si dividono in "biscuit" o "spider".  In alcuni modelli, quelli con il cono rivolto verso il basso, è incollato direttamente al centro. Usando un paragone molto familare ai più, è situato dove i comuni altoparlanti hanno il magnete... Questo tipo di ponte ha una base rotonda in acero su cui è incollata una selletta in ebano. E' universalmente noto come "biscuit", e questo nome delinea una ampia categoria di strumenti.
Un'altra tecnica costruttiva prevede, come dicevamo, il cono rivolto verso l'alto. In questi casi il ponte è "sospeso" al centro dell'apertura del cono mediante una struttura a ragnatela con doghe in alluminio. Proprio per questo motivo, viene definito "spider".


spider + bridge


chickenfoot e diamond
coverplates

La proiezione del suono avviene sia direttamente, dal cono verso l'esterno, che indirettamente, ovvero attraverso la cassa "chitarristica" dello strumento. Il cono e il ponte sono protetti da piastre circolari in metallo cromato che presentano aperture atte a diffondere il suono.
Come già detto in precedenza, queste coverplates, hanno un look molto anni '20, rimasto invariato nel tempo. Presentano aperture intagliate di varie fogge atte a diffondere il suono. Forse è solo un vezzo estetico, onestamente non ho indagato; ma ho notato che generalmente i dobro con ponte tipo biscuit hanno coverplates con aperture più piccole (le cosiddette "diamond" e "chickenfoot") rispetto alle "pie plate" (decorazione a torta) o "fan plate" molto diffuse sui dobro che montano ponte spider e che quindi hanno il cono rivolto verso l'alto. Mi viene da dedurre che si sia abbinato una coverplate più aperta ai modelli che "sparano" più direttamente verso l'esterno...


pie coverplate

La risonanza della cassa dello strumento invece fuoriesce attraverso aperture "dirette", aventi foggia di "F" a mo' di violino o di fori circolari ricoperti da una retina protettiva. Anche in questo caso... non per generalizzare, ma le F sono spesso presenti sui biscuit e i soundholes sugli spider...
Parlando di risonanza, non ci resta che affrontare la parte più sostanziale della questione: il materiale costruttivo del corpo dello strumento.
E' l'aspetto più visibile anche per i distratti, o per coloro che non si intendono di chitarre. L'amletico dubbio:

legno o metallo?

 

La questione è oltremodo dibattuta, e ricordo ore di chiacchierate e discussioni con un amico che con me condivide la passione per questo strumento. Il dobro è nato in legno ma poco dopo ne furono realizzati modelli che avevano la cassa in ottone cromato (letteralmente "bell brass").
A parte la visibile differenza estetica e quella ben più tangibile in termini di peso, il fatto che la vibrazione delle corde sia propagata, oltre che dal risonatore in alluminio, da una cassa armonica in legno (generalmente mogano) o da una in ottone offre risultati sonori ben diversi.

Il mogano è un legno molto "medioso", e questa sua caratteristica rende i dobro in legno, sia nella versione roundneck che in quella squareneck,  molto adatti per la musica bluegrass e country; ben diversa è la resa degli strumenti in metallo che hanno un suono, neanche a dirlo, più metallico e acuto, pur senza perdere profondità di bassi. Per queste caratteristiche, riscuotono molti consensi in contesti blues-fingerpicking.
 

Ah, dimenticavo: all'inizio ho parlato del Tricone...   Eccolo!

 

La Tecnica

Non si può iniziare a parlare di tecnica, a proposito del dobro, senza prima soffermarci a dare un'occhiata a corde ed accordature....

I dobro vengono generalmente suonati in accordature "aperte", diverse da quella chitarristica standard. Sia per esigenze di volume che per ottenere un tiraggio corretto, le corde impiegate hanno solitamente scalature particolari e, comunque, decisamente grosse.
A titolo di esempio, un noto marchio di corde, di cui non faccio il nome, produce set per Dobro (open G) nella seguente scalatura:

                                                1-D .016     2-B .018     3-G .028     4-D .036     5-B .046     6-G .056

In merito alle accordature, le più usate sono senz'altro l'open D (RE aperto) per il roundneck e l'open G  (SOL aperto) per lo squareneck.
Ma se ne trovano tantissime altre, ognuna con le sue peculiarità, e non è male sbizzarrirsi a provarle un po' tutte ;-)
Mi limito a proporre un veloce prospetto relativo alle accordature di cui sopra comparate all'accordatura standard per chitarra.
Si noti la diversità del SOL aperto usato sui roundneck da quello usato per gli square...

Open D Open G (per roundneck) Open G (per squareneck)
standard open D standard open G standard open G
  1. MI

abbassa in

  RE   1. MI abbassa in   RE   1. MI abbassa in   RE
  2. SI abbassa in   LA   2. SI uguale   SI   2. SI uguale   SI
  3. SOL abbassa in   FA#   3. SOL uguale   SOL   3. SOL uguale   SOL
  4. RE uguale   RE   4. RE uguale   RE   4. RE uguale   RE
  5. LA uguale   LA   5. LA abbassa in   SOL   5. LA alza in   SI
  6. MI abbassa in   RE   6. MI abbassa in   RE   6. MI alza in   SOL

Non voglio tediarvi proseguendo con una sterile lista di accordature, per cui vi rimando alla quella che ritengo la migliore risorsa in rete sull'argomento:

Brad's Page of Steel / Tunings

E dopo queste immancabili premesse......

Il dobro si suona con in cosiddetti fingerpicks sulle dita della mano destra. Ce ne sono di varie forme e possono essere realizzati in plastica o in metallo. La foto qui a fianco ritrae una combinazione molto usata, composta da un thumb-pick (per il pollice) in plastica e due fingerpicks in metallo, da usare per l'indice e il medio. Anch'io prediligo di gran lunga questa soluzione.
Per una maggiore pulizia del suono, priva di troppi "sferragliamenti", è opportuno sagomare i picks in metallo affinché la punta (che, ricordiamolo, deve essere rivolta verso l'esterno, all'insù, e non a mo' di artigli di gatto!) segua un po' la curvatura del polpastrello. Vanno inoltre calzati in modo che, tenendo la mano nella posizione a noi più congeniale, vadano a toccare le corde di piatto, anziché di spigolo.

Non sono pochi coloro che, comunque, preferiscono suonare senza fingerpicks, lasciando ad unghie e/o polpastrelli l'ingrato compito di dare alle corde una "botta" sufficiente per avere un bel suono e un volume adeguato. Personalmente non lo consiglio. E' vero, per fare l'abitudine ai fingerpicks ci vuole un po' di pazienza e dedizione, ma poi il risultato ripaga ampiamente lo sforzo.
 

Per la mano sinistra il discorso si fa un po' più complesso. La tecnica slide è molto diversa a seconda che si suoni un roundneck o uno squareneck.
 



Lo slide suonato su un roundneck, praticamente sempre accompagnato anche dall'uso delle dita, prevede l'impiego di un "bottleneck" (letteralmente "collo di bottiglia", e all'inizio dell'era blues i bottleneck erano davvero tali!) infilato sull'anulare o sul mignolo della mano sinistra. Ce ne sono di varie forme e dimensioni, in vetro, in ceramica,  in ottone o acciaio cromato...
Nella scelta del bottleneck più appropriato, un consiglio che mi sentirei di dare spassionatamente sarebbe quello di recarsi in un negozio ben fornito e provarne molti. Sfortunatamente però, spesso vengono venduti confezionati in blister sigillati e ben pochi negozianti consentono di aprirli. L'unico metodo quindi è "sbagliare acquisto" diverse volte prima di trovarne uno veramente ideale. Oppure costruirsene uno ad hoc! A distanza di anni, e con un discreto campionario nel cassetto, il mio preferito rimane quello che mi sono fatto da me, con un pezzo di tubo di rame, seghetto, lima e carta abrasiva.

 

 



 

 



capotasto Beard
 

Nel caso dello squareneck invece, dato che, come già detto,  lo strumento viene suonato steso sulle ginocchia, l'uso della tecnica convenzionale non è praticabile. Non avremo la consueta impugnatura del manico con contrapposizione del pollice, né l'azione "chitarristica" delle dita della mano sinistra sulle corde. Le corde sono molto alte rispetto alla tastiera, davvero impossibili da premere fino ad incontrare i tasti. Avremo quindi soltanto un uso dello slide che va a premere una o più corde alla volta, in corrispondenza dei tasti (e non fra un tasto e l'altro come nella chitarra). In questo caso lo slide è molto pesante, in ottone pieno cromato; è sagomato in modo da poter essere impugnato saldamente fra pollice, indice e medio della mano sinistra . Viene spesso utilizzato non di piatto ma angolato, con la sola estremità anteriore, in modo da poter premere anche soltanto una corda.
Altra peculiarità della tecnica dello squareneck la troviamo per i "pull off". Diversamente dalla chitarra e dal dobro roundneck, dove il pull off come ben saprete è ottenuto togliendo il dito che preme la corda mentre la stessa sta ancora suonando, qui è ottenuto aumentando leggermente la pressione dello slide sulla corda e tirandolo via, verso di noi, dalla corda stessa. In pratica è un po' come pizzicare la corda direttamente con l'estremità dello slide....


Ancora una particolarità, legata all'uso delle accordature aperte, è la necessità di usare un capotasto mobile per suonare in tonalità diverse da quella dell'accordatura dello strumento.

 I capotasti mobili per squareneck sono, per lo più, diversi da quelli per chitarra e roundneck, in quanto non potendo (e non dovendo) schiacciare le corde contro la tastiera, bloccano solo le corde, rimanendo sospesi e "flottanti". Il più famoso è senza dubbio quello realizzato da Paul Beard. L'unico capotasto per squareneck non flottante e simile a quello per chitarra e' quello della Shubb, ma funziona soltanto se la distanza tra corde e tastiera è precisamente 3/8 di pollice, e quindi non su tutti i modelli di dobro...



capotasto Shubb

                   
                    
funzionamento del capotasto Beard...                                             ...e dello Shubb 


il dobro... senza dobro!

Affermazione provocatoria, ok. Più propriamente avrebbe dovuto essere "come suonare lo squareneck su un roundneck o su una chitarra"...
Ebbene sì, la possibilità c'è, e può essere un valido mezzo per capire se si è interessati al "lap-style playing" tipico dello squareneck senza impegnarsi fin da subito nell'acquisto uno strumento che poi, magari, resterebbe inutilizzato.
 

Una soluzione potrebbe essere installare, su uno strumento che già si possiede, un capotasto fatto ad hoc, con un'action delle corde molto alta. Ma sarebbe comunque un intervento che i più dovrebbero far fare da un liutaio e che, comunque, non potrebbe fornire la corretta spaziatura delle corde, dato che i manici da chitarra sono sensibilmente più stretti degli squareneck. Esistono però in commercio degli "extension nuts", da applicare sopra il capotasto già presente, che forniscono un'action e una spaziatura delle corde adeguata. Un extension nut costa veramente pochissimo e non richiede un'installazione fissa. E' sufficiente allentare le corde, inserirlo sopra il capotasto e accordare di nuovo. Il suono e l'impostazione dello strumento non saranno proprio identici, ma nell'ottica di fare un primo tentativo è senz'altro la soluzione ideale

 

(www.giannigori.com)
 

 

    ggplayer  1 Marzo 2005